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ROMA: fondi per i servizi tagliati causa flop riscossioni multe e tasse

ROMA: fondi per i servizi tagliati causa flop riscossioni multe e tasse

ROMA: fondi per i servizi tagliati causa flop riscossioni multe e tasse

Roma. Il Comune aprirà la cassa molto meno rispetto a quanto aveva previsto per il 2019-2021. L’anno scorso, sono aumentati sia i debiti da saldare, i cosiddetti «residui passivi», e sia i crediti non incassati, i «residui attivi». La cifra che l’amministrazione della Capitale può effettivamente spendere per pagare i servizi si determina di volta in volta tenendo conto di alcuni fattori. Gli investimenti vincolati, i residui (cioè i crediti non riscossi e i debiti da saldare) e gli stanziamenti previsti (in gergo tecnico: «previsione di competenza»). In una delibera approvata lo scorso 10 luglio dalla giunta di Virginia Raggi vi è annotato quanto segue:

Assetto del territorio e questioni abitative: -52 milioni di euro;

Comparto del commercio e dello sviluppo economico: -14 milioni di euro;

Cultura: -27 milioni di euro;

Ambiente: -40 milioni di euro;

Istruzione: -125 milioni di euro;

Servizi istituzionali e Anagrafe: -404 milioni di euro;

Politiche sociali: -127 milioni di euro;

Sicurezza e ordine pubblico: -137 milioni di euro;

Trasporti: -368 milioni di euro.

Riduzioni

In base alle regole contabili, i pagamenti devono essere ridotti ed è esattamente quello che ha fatto il Campidoglio con la delibera appena pubblicata. Il dato del 2018 mostra l’incapacità di farsi pagare i tributi dai propri cittadini per 350 milioni di euro. L’anno prima, la quota dei crediti non riscossi si attestava a 7,5 miliardi di euro, mentre al 31/12/2018 risultano a bilancio oltre 7,9 miliardi. Il Comune potrà spendere di più se riuscirà a riscuotere l’IMU, la Tasi, la Tari, le multe e le tariffe per occupazione di suolo pubblico. Secondo il principio della «competenza finanziaria potenziata» (bilancio di cassa), i Comuni sono obbligati a spendere solo i soldi che sono davvero entrati nelle casse. Questa riforma, introdotta nel 2015, ha lo scopo di evitare che i Comuni gonfiassero le spese utilizzando come contropartita entrate “fittizie”. Per cui, il maxi-taglio è frutto dei nuovi principi contabili per gli enti locali.

Alla voce «spese», nel bilancio, si registra una «diminuzione» di almeno 1,3 miliardi in tutti i settori più delicati:

Disabili e famiglie: -6,4 milioni di euro;

Spese per anziani: -11 milioni di euro;

Interventi per l’infanzia e gli asili nido: -74 milioni di euro;

Commercio e sviluppo economico: -14 milioni di euro;

Trasporti: -368 milioni di euro;

Rifiuti e ambiente: -40,2 milioni di euro.

Dal Campidoglio dicono: «La cassa è sufficiente a pagare gli impegni e il fondo cassa finale è positivo». Rassicura l’assessorato al Bilancio: «La variazione di cassa non incide sugli stanziamenti previsti, né sulla capacità di pagamento. Non si fa altro che modificare le previsioni per l’anno in corso depurandole dei pagamenti o degli incassi che non sono più dovuti o esigibili». Per 4 miliardi si tratta di partite di giro, quindi, in realtà, il taglio è minore di quello che sembra. Si passa a 16,3 miliardi di entrate e 14 miliardi di «spese» da una previsione di 21 miliardi di entrate e 19,4 miliardi di «spese».

Fonte: Il Messaggero

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